martedì 9 giugno 2026

I Due Eredi

Un figlio saggio rallegra suo padre, ma un figlio stolto è un dolore per sua madre. I tesori di empietà non fruttano, ma la giustizia libera dalla morte … Chi lavora con mano pigra impoverisce, ma la mano laboriosa fa arricchire. Chi raccoglie durante l’estate è un figlio prudente, ma chi dorme durante la mietitura è un figlio che fa vergogna … I beni del ricco sono la sua fortezza; la rovina dei poveri è la loro povertà. Il guadagno del giusto serve per la vita, il salario dell’empio serve per il peccato … Quel che fa ricchi è la benedizione del Signore, e il tormento che uno si dà non le aggiunge nulla … Come l’aceto ai denti e il fumo agli occhi, così è il pigro per chi lo manda. Proverbi 10:1-2, 4-5, 15-16, 22, 26

La morte di Mário Medeiros lasciò ai suoi figli, Tomás e Vicente, più che nostalgia: lasciò la “Segheria Medeiros”, un’azienda con cinquant’anni di storia, polvere di segatura nell’aria e una reputazione solida come la quercia che vendevano. Sul letto di morte, Mário fece un’ultima richiesta a sua moglie, Ester: “Assicurati che onorino il nostro nome.” Ester, ora la silenziosa matriarca della famiglia, sentiva il peso di quella promessa.

Tomás, il maggiore, era il figlio che portava vergogna. Non per cattiveria, ma per una pigrizia cronica, un’avversione al lavoro che era un affronto diretto alla memoria del padre. Vedeva la segheria non come un’eredità, ma come un bancomat. Era colui che dormiva durante il raccolto, arrivando tardi, delegando le sue responsabilità e passando più tempo in lunghi pranzi di “networking” che nel piazzale con i dipendenti. La sua mano era negligente, e sotto la sua breve gestione, gli ordini cominciarono a ritardare e la qualità a calare. Era la tristezza di sua madre, un costante ricordo dell’assenza del marito.

Vicente, il minore, era il figlio saggio. Aveva il fuoco del padre negli occhi e l’amore per il legno nelle mani. Per lui, ogni tavola di mogano, ogni trave di peroba, era una storia da raccontare. La sua mano era diligente. Era il primo ad arrivare e l’ultimo ad andarsene. Passava le sue giornate in fabbrica, al fianco dei dipendenti, con l’odore di segatura impregnato nei vestiti. Era colui che accumula durante l’estate, chiudendo nuovi contratti, ottimizzando le scorte, assicurando che la parola “Medeiros” continuasse a essere sinonimo di qualità. Era la gioia di sua madre, un riflesso vivente dell’uomo che aveva tanto amato.

La tensione tra i fratelli era palpabile. Tomás, sentendosi sminuito dall’etica del lavoro di Vicente, cominciò a cercare scorciatoie. “Abbiamo bisogno di soldi facili, Vicente! Modernizzare, espandere!”, argomentava.

I “soldi facili” arrivarono sotto forma di un fornitore dubbio, che offriva legno di provenienza illegale a un prezzo molto al di sotto del mercato. Erano i tesori dell’empietà.

“Nessuno lo saprà. È la nostra occasione per fare il salto di qualità,” insistette Tomás.

Vicente fu inflessibile. “Papà non ha mai lavorato con gente così. Il nostro nome vale più di un guadagno facile. Il lavoro onesto ci dà una vita tranquilla, Tomás. Quello che proponi ci porterà al crimine e alla rovina.”

La discussione culminò nella separazione. Con la mediazione di Ester, l’azienda fu divisa. Tomás prese il piazzale principale e i macchinari più nuovi, cambiando il nome in “Medeiros Prime”. Vicente prese un vecchio capannone e alcune macchine vecchie, fondando la “Medeiros Eredità”.

Nei primi anni, la via di Tomás sembrò trionfare. Usando legno a basso costo e pratiche commerciali aggressive, ottenne contratti con grandi costruttori, inondando il mercato con prezzi bassi. Comprò un’auto di lusso, un appartamento al mare. I suoi beni divennero la sua certezza, una fortezza di arroganza dalla quale derideva il fratello. La ricchezza di Tomás, tuttavia, non arrivava senza dolori. L’ansia di essere scoperto, le notti insonni, le costanti minacce dei suoi “partner” d’affari.

Vicente, a sua volta, affrontò tempi difficili. La rovina dei poveri è la loro povertà, e dovette lottare per rialzarsi. Ma aveva qualcosa che i soldi di Tomás non potevano comprare: una reputazione immacolata e la lealtà dei suoi dipendenti, che lo seguirono per ammirazione, non per necessità. Si concentrò su una nicchia di mercato: mobili di alta qualità, legno certificato, servizio personalizzato. La sua ricchezza cresceva lentamente, ma era solida, costruita sulla benedizione del Signore, e non portava con sé i dolori dell’illegalità.

La tempesta arrivò, come arriva sempre. Una grande operazione di polizia contro il disboscamento illegale travolse il settore. Il nome della “Medeiros Prime” era al centro dello scandalo. I conti di Tomás furono bloccati, il piazzale interdetto, i macchinari sequestrati. I suoi “tesori dell’empietà” non gli servirono a nulla. Al contrario, divennero la sua rovina. La certezza che aveva costruito era un castello di sabbia, e la marea della giustizia lo disfece in una sola notte.

Disperato e senza un centesimo, Tomás cercò il fratello. Trovò Vicente nel capannone, ora ristrutturato e affollato, mentre supervisionava la consegna di un grosso ordine. L’odore di legno onesto riempì i polmoni di Tomás, ed era un profumo che non sentiva da molto tempo.

Vicente non lo accolse con un “te l’avevo detto”. Lo accolse con la tristezza di un fratello.

“Ho perso tutto,” disse Tomás, la voce rotta.

“No,” rispose Vicente, guardandosi intorno nella sua prospera, sebbene modesta, azienda. “Hai perso ciò che, per cominciare, non era tuo. Ciò che è costruito con giustizia… questo libera dalla perdita e dalla distruzione.”

Non ci fu un salvataggio finanziario. Ma Vicente offrì a Tomás un lavoro. Un nuovo inizio. Un posto dove lavorare con le mani e, forse, ricostruire non la sua fortuna, ma il suo onore. Quel pomeriggio, Ester visitò il capannone e vide i suoi due figli lavorare fianco a fianco per la prima volta dopo anni. Uno che le aveva portato tristezza, e l’altro, gioia. E nel suo cuore di madre, sentì la speranza che la benedizione del Signore, che arricchisce e non porta dolori, potesse, finalmente, raggiungere tutta la sua famiglia.

(Realizzato con IA)

Questo racconto fa parte del mio libro Saggezza Quotidiana

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martedì 26 maggio 2026

La fine

Signore, la mia ora sta arrivando.

Il mio tempo di vita sta finendo.

Non c’è più nulla che possa fare,

So che questo è il mio momento di morire.


Muoio, ma muoio molto felice,

So di aver fatto molte cose buone.

Non mi è mancato nulla nella mia vita.

Sono sempre stato con il Signore.


Un giorno mi sono perso per il mondo,

Ero il miglior esempio di vagabondo.

Le mie azioni non portavano alcuna gioia,

Volevo solo disturbare gli altri.


Ma il Signore è venuto per i perduti,

Ha salvato la mia vita e mi ha liberato dai pericoli.

Tutti i miei peccati sono stati perdonati,

E sono stato condotto a una vita decente.


Lo Spirito Santo ha cambiato tutto il mio comportamento,

Dove abitava solo la malvagità, è abbondato l’amore.

Non ho mai più voluto servire il peccato.

Da quel momento in poi, ero un uomo salvato.


Ho dedicato il resto della mia vita al Signore,

Ho lavorato in molte opere per Dio.

Sono andato in molti luoghi, ho evangelizzato molte persone,

Ho guadagnato molte anime per Dio.


Ora mi congedo da tutti i miei cari,

Non siate tristi, vado dal Padre amato.

Non devo temere la morte,

So che Dio sarà lì per accogliermi.


Dovete seguire la via di Dio,

Così ci riuniremo nell’eternità.

Arrivederci, il mio tempo è scaduto,

Ricevi ora il mio spirito, o Signore!


Questa poesia fa parte del libro Poesia Cristiana Volume III.

martedì 5 maggio 2026

Tempo di desolazione

Ci sono momenti in cui siamo devastati,

Tutti i nostri pilastri sono stati abbattuti.

La nostra casa sembra essere desolata.

Le nostre strutture sono state scosse.


Siamo espulsi dalla nostra terra,

Inviati a una terribile cattività.

Sottoposti a grandi tribolazioni.

Siamo soggiogati, sotto pesanti oppressioni.


I nostri occhi si sciolgono in lacrime,

Pensiamo: “Che male abbiamo fatto perché ci accadesse questo?”

Perdiamo tempo invano a interrogarci,

Perché, in fondo, sappiamo il motivo per cui accade.


Siamo stati disobbedienti al nostro Signore,

Abbiamo infranto la sua santa alleanza.

E abbiamo seguito molte malvagità e abominazioni.


Prima di lasciarci in difficoltà,

Ci ha avvertiti ed ha tardato a distogliere il suo amore.

Ha cercato in molti modi di spezzarci.

Dio ha sempre sperato che potessimo cambiare,

E tornare alla sua legge.

Il Signore ha tardato ad adirarsi.


Sono venute molte persone nel suo nome,

Ma non abbiamo voluto ascoltarle,

Abbiamo preferito le false parole delle persone.

Ora paghiamo caro per questo...


Anche con tanta desolazione e orrore,

Abbiamo speranza nella misericordia del Signore,

Aspettiamo il suo perdono e la sua riconciliazione,

Perché sappiamo che è un Dio d’amore.


Questa poesia fa parte del libro Poesia Cristiana Volume I.

martedì 21 aprile 2026

Acque Rubate

La follia è una donna turbolenta, sciocca, che non sa nulla. Le acque rubate sono dolci, il pane mangiato di nascosto è delizioso. Ma egli non sa che là sono i defunti, che i suoi convitati giacciono in fondo al soggiorno dei morti. Proverbi 9:13, 17-18

Enzo fioriva sotto la tutela di Dona Eliana al Progetto Sette Pilastri. La falegnameria gli aveva dato un mestiere; la programmazione, un futuro. Ma la Stoltezza, come una donna rumorosa e seducente, non aveva rinunciato a lui. Sedeva alla porta della sua vecchia vita, sul cavalcavia sopra la linea ferroviaria, e lo chiamava.

La sua voce era quella di Cadu, il suo vecchio amico. “Ehi, Enzo, sparito?”, disse, avvicinandosi a lui all’uscita dal progetto. “Ancora in questa scuoletta della nonnina? La vita vera si svolge qui fuori.”

Cadu era il portavoce della “donna stolta”. Era chiassoso, pieno di promesse di eccitazione facile e guadagni rapidi. Non sapeva nulla di costruire, solo di prendere.

“Vieni con noi stasera,” invitò Cadu, con voce bassa e cospiratoria. “C’è un nuovo giro. Soldi facili. I soldi facili sono molto meglio di quelli guadagnati col sudore.”

Il “giro” era semplice e pericoloso: usare un’app di clonazione di carte di credito per fare acquisti online. Le “acque rubate”, il denaro che non gli apparteneva, sembravano dolci. L’emozione del proibito, l’adrenalina del segreto, era ciò che la Stoltezza offriva.

Enzo sentì l’attrazione. La vita di duro lavoro, sebbene gratificante, era lenta. La promessa di Cadu era una scorciatoia allettante, uno scorcio della vita di consumo che vedeva sui social media.

Esitò. La voce della Saggezza, la calma e la fermezza di Dona Eliana, gli echeggiava nella mente. Ma la voce della Stoltezza era più alta, più urgente, più seducente.

“È solo per una notte, Enzo. Nessuno lo saprà,” insistette Cadu.

Quella notte, Enzo si ritrovò nel suo vecchio mondo, ma ora era diverso. Vedeva le cose con più chiarezza. Si sedette con Cadu e gli altri in uno scantinato buio, illuminato solo dagli schermi dei computer portatile. L’aria era pesante, impregnata di fumo e dell’energia febbrile della trasgressione.

Ridevano, vantandosi dei prodotti costosi che stavano “comprando”. Ma Enzo non riusciva a ridere. Guardava i volti degli amici, animati dall’emozione del momento, e non vedeva vita. Vedeva un vuoto. Erano rumorosi, ma le loro anime erano silenziose.

Pensò al laboratorio di falegnameria, all’odore del legno, alla soddisfazione di creare qualcosa con le proprie mani. Quella era vita. Pensò allo schermo del computer ai Sette Pilastri, dove costruiva codici per aiutare le persone. Quella era vita.

Quello che stava accadendo in quello scantinato… non era vita. Era il suo opposto.

Improvvisamente, la porta dello scantinato si spalancò con un boato. Due poliziotti, con torce accecanti, fecero irruzione. Esplose il panico. Cadu cercò di correre, ma fu atterrato. Le risate si trasformarono in urla, l’eccitazione in terrore.

Enzo, che non aveva partecipato attivamente, fu portato via insieme agli altri. In commissariato, sotto la luce fredda e impersonale, guardò i suoi amici. Non erano più i gradassi del cavalcavia. Erano solo ragazzi spaventati, ammanettati.

Uno dei poliziotti, un uomo anziano con uno sguardo stanco, guardò Enzo. “Non sembri come loro, ragazzo. Cosa ci facevi lì?”

Enzo non riuscì a rispondere. Stava vedendo, con una chiarezza terribile, il segreto della casa della Stoltezza. Il suo banchetto era una frode. I suoi invitati non erano i furbi, i fighi. Erano i morti. Morti nei loro sogni, morti nella loro libertà, morti nel loro futuro.

Dona Eliana andò a prenderlo la mattina seguente. Non lo rimproverò. Lo abbracciò soltanto, un abbraccio che diceva “bentornato alla vita”.

Allontanandosi dal commissariato, Enzo si guardò indietro. Non sapeva cosa sarebbe successo a Cadu e agli altri. Ma sapeva di essere stato nelle profondità dell’inferno e di essere, per un pelo, scampato. Le acque rubate potevano sembrare dolci per un istante, ma il sapore che lasciavano era quello della morte. E lui, ora, aveva solo sete della fonte della vita.

(Realizzato con IA)

Questo racconto fa parte del mio libro Saggezza Quotidiana

https://books2read.com/u/mqLxkZ

martedì 7 aprile 2026

Falsi dei

Ci sono cose che le persone insistono ad adorare,

Può essere un’immagine o altre cose...

Adorano inutilmente, perché in essi non c’è potere.


Le immagini hanno bocca e non possono parlare,

Orecchie e non possono sentire.

Né spirito vivo per rispondere.

Rimangono sempre ferme e non possono fare nulla.


Sono opere di uomini peccatori,

Che le fanno per moltiplicare gli adoratori,

In legno, pietra o metallo,

Sono fatte per la moltiplicazione del male.


Perché c’è solo uno che dobbiamo adorare:

Il Signore Dio!

Lui può ascoltare il nostro clamore,

Solo a Lui dobbiamo pregare.

Solo il Dio Onnipotente può cambiare tutto.


Non cercare dei fatti dagli umani,

Sono solo cattive opere di uomini mondani.

Sono un abominio per il vero Signore,

Egli desidera da noi puro amore e lode.


Loda solo il vero Dio,

Non ci abbandonerà mai,

Solo Lui può salvarti e condurti alla vita eterna.


Questa poesia fa parte del libro Poesia Cristiana Volume I.

venerdì 3 aprile 2026

Retribuzione

Alcuni praticano il male senza preoccuparsene,

Pensano che nulla accadrà nelle loro vite.

Nei loro cuori, germoglieranno intenzioni maligne,

Tramano continuamente malvagità da praticare.

Compiono le loro cattive azioni senza preoccuparsene.


Questo pensiero sconsiderato è sbagliato,

Ognuno sarà ricompensato per tutto ciò che ha fatto.

Nulla di ciò che è stato fatto rimarrà impunito,

Il Signore ripagherà secondo la sua verità.


Chi è stato buono, Dio lo ripagherà con il bene,

Chi ha praticato il male, riceverà molti mali.

Questa è la vera giustizia che viene dal Signore,

Di tutta la terra, Dio è il giudice e il grande legislatore.


Non si può sfuggire alla grande giustizia di Dio,

Ovunque si trovi la persona, Egli la raggiungerà.

Perciò è essenziale praticare la bontà,

Altrimenti, riceverà grande malvagità nella sua vita.


Prima che il Signore esegua il suo giudizio,

Dà ancora un’opportunità a ogni figlio.

Dio dice a suo figlio di pentirsi e cambiare,

Così, attenuerà la sua giustizia divina.

Anche se attenuata, la retribuzione avverrà.


Questa poesia fa parte del libro Poesia Cristiana Volume VII.

Vedi il libro:

https://books2read.com/u/4D5kwe

mercoledì 1 aprile 2026

Il Riflesso nello Specchio

Il principio della saggezza è il timore del Signore, e conoscere il Santo è l’intelligenza … Se sei saggio, sei saggio per te stesso; se sei beffardo, tu solo ne porterai la pena. Proverbi 9:10,12

Erano passati cinque anni dal giorno di quella fatidica valutazione delle prestazioni. Per Adriano, erano stati anni di crescita costante. Ora era il Direttore Creativo dell’agenzia, occupando il vecchio ufficio di Maurício, che era andato in pensione. La sua saggezza non era solo tecnica; aveva imparato che il timore del Signore, l’umiltà di riconoscere di non sapere tutto, era il vero principio del suo cammino. Guidava il suo team con la stessa apertura e rispetto con cui aveva imparato a ricevere le critiche. La sua vita era una testimonianza silenziosa del fatto che la saggezza che aveva cercato era per il suo stesso bene, una fonte di pace e prosperità.

Ronan, d’altra parte, era diventato un nomade professionale. Era passato per tre diverse agenzie in cinque anni, lasciando una scia di conflitti e progetti incompiuti. In ogni posto, la storia si ripeteva: un inizio promettente, seguito dall’incapacità di accettare critiche, dalla creazione di un ambiente tossico e, infine, da un’uscita amara. Era lo schernitore e l’arrogante, e il conto della sua arroganza stava arrivando, pesante ed esclusivamente per lui.

Il loro incontro avvenne a un evento del settore, uno di quei cocktail rumorosi dove tutti indossano i loro migliori sorrisi e biglietti da visita. Adriano era circondato da giovani designer che lo ascoltavano con ammirazione. Ronan era appoggiato in un angolo, da solo, osservando la scena con un bicchiere di whisky in mano e un cinismo familiare nello sguardo.

“Guarda un po’, se non è il gran capo,” disse Ronan, avvicinandosi, la voce carica di un’ironia che a malapena nascondeva l’amarezza. “Sei salito in fretta, eh, Adriano? Hai leccato i piedi giusti, immagino.”

Adriano si voltò, e il sorriso sul suo volto non vacillò. Non c’era in lui arroganza, solo una calma genuina.

“Ciao, Ronan. Piacere di vederti. Come stai?”

La semplice domanda disarmò Ronan. Si aspettava un confronto, uno scambio di frecciate. Ma Adriano non era più in quel gioco.

“Sto bene,” mentì Ronan. “Sto aprendo la mia agenzia. Stanco di lavorare per gente incompetente.”

Adriano annuì semplicemente, senza giudicare. “Ti auguro successo.” E con una stretta di mano educata, si scusò e tornò alla sua conversazione.

L’incontro, durato meno di un minuto, fu sufficiente a scuotere Ronan. La pace di Adriano, la sua tranquilla sicurezza, era un contrasto brutale con la tempesta che esisteva dentro di lui.

Più tardi, quella notte, Ronan arrivò nel suo piccolo e disordinato appartamento. La “propria agenzia” era solo un’idea, un bluff per mascherare il fatto che era stato nuovamente licenziato la settimana precedente. Si guardò nel grande specchio del soggiorno, uno dei pochi mobili rimasti dalla sua epoca d’oro.

E, per la prima volta, non vide il genio incompreso. Vide un uomo di quarant’anni, stanco, solitario e spaventato. Si ricordò di quel giorno nell’ufficio di Maurício. Si ricordò di Adriano. Tutte le scuse che aveva costruito nel corso degli anni — capi cattivi, colleghi invidiosi, sfortuna — crollarono.

La verità lo colpì con la forza di un pugno. Nessuno gli aveva fatto quello. Né Maurício, né Adriano, né il “sistema”. Lui, e solo lui, aveva sopportato il peso della propria arroganza. Questa era stata un’ancora, che lo teneva bloccato nello stesso posto mentre il mondo intorno a lui andava avanti. Il suo rifiuto di imparare era stata la sua condanna.

L’uomo nello specchio lo fissava, e non c’era nessun posto dove fuggire. La saggezza che Adriano aveva abbracciato lo aveva innalzato. L’arroganza che Ronan aveva scelto lo aveva affondato. E, nel silenzio del suo appartamento, capì finalmente la verità più solitaria di tutte: il raccolto delle nostre scelte è intrasferibile.

(Realizzato con IA)

Questo racconto fa parte del mio libro Saggezza Quotidiana

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