La follia è una donna turbolenta, sciocca, che non sa nulla. Le acque rubate sono dolci, il pane mangiato di nascosto è delizioso. Ma egli non sa che là sono i defunti, che i suoi convitati giacciono in fondo al soggiorno dei morti. Proverbi 9:13, 17-18
Enzo fioriva sotto la tutela di Dona Eliana al Progetto Sette Pilastri. La falegnameria gli aveva dato un mestiere; la programmazione, un futuro. Ma la Stoltezza, come una donna rumorosa e seducente, non aveva rinunciato a lui. Sedeva alla porta della sua vecchia vita, sul cavalcavia sopra la linea ferroviaria, e lo chiamava.
La sua voce era quella di Cadu, il suo vecchio amico. “Ehi, Enzo, sparito?”, disse, avvicinandosi a lui all’uscita dal progetto. “Ancora in questa scuoletta della nonnina? La vita vera si svolge qui fuori.”
Cadu era il portavoce della “donna stolta”. Era chiassoso, pieno di promesse di eccitazione facile e guadagni rapidi. Non sapeva nulla di costruire, solo di prendere.
“Vieni con noi stasera,” invitò Cadu, con voce bassa e cospiratoria. “C’è un nuovo giro. Soldi facili. I soldi facili sono molto meglio di quelli guadagnati col sudore.”
Il “giro” era semplice e pericoloso: usare un’app di clonazione di carte di credito per fare acquisti online. Le “acque rubate”, il denaro che non gli apparteneva, sembravano dolci. L’emozione del proibito, l’adrenalina del segreto, era ciò che la Stoltezza offriva.
Enzo sentì l’attrazione. La vita di duro lavoro, sebbene gratificante, era lenta. La promessa di Cadu era una scorciatoia allettante, uno scorcio della vita di consumo che vedeva sui social media.
Esitò. La voce della Saggezza, la calma e la fermezza di Dona Eliana, gli echeggiava nella mente. Ma la voce della Stoltezza era più alta, più urgente, più seducente.
“È solo per una notte, Enzo. Nessuno lo saprà,” insistette Cadu.
Quella notte, Enzo si ritrovò nel suo vecchio mondo, ma ora era diverso. Vedeva le cose con più chiarezza. Si sedette con Cadu e gli altri in uno scantinato buio, illuminato solo dagli schermi dei computer portatile. L’aria era pesante, impregnata di fumo e dell’energia febbrile della trasgressione.
Ridevano, vantandosi dei prodotti costosi che stavano “comprando”. Ma Enzo non riusciva a ridere. Guardava i volti degli amici, animati dall’emozione del momento, e non vedeva vita. Vedeva un vuoto. Erano rumorosi, ma le loro anime erano silenziose.
Pensò al laboratorio di falegnameria, all’odore del legno, alla soddisfazione di creare qualcosa con le proprie mani. Quella era vita. Pensò allo schermo del computer ai Sette Pilastri, dove costruiva codici per aiutare le persone. Quella era vita.
Quello che stava accadendo in quello scantinato… non era vita. Era il suo opposto.
Improvvisamente, la porta dello scantinato si spalancò con un boato. Due poliziotti, con torce accecanti, fecero irruzione. Esplose il panico. Cadu cercò di correre, ma fu atterrato. Le risate si trasformarono in urla, l’eccitazione in terrore.
Enzo, che non aveva partecipato attivamente, fu portato via insieme agli altri. In commissariato, sotto la luce fredda e impersonale, guardò i suoi amici. Non erano più i gradassi del cavalcavia. Erano solo ragazzi spaventati, ammanettati.
Uno dei poliziotti, un uomo anziano con uno sguardo stanco, guardò Enzo. “Non sembri come loro, ragazzo. Cosa ci facevi lì?”
Enzo non riuscì a rispondere. Stava vedendo, con una chiarezza terribile, il segreto della casa della Stoltezza. Il suo banchetto era una frode. I suoi invitati non erano i furbi, i fighi. Erano i morti. Morti nei loro sogni, morti nella loro libertà, morti nel loro futuro.
Dona Eliana andò a prenderlo la mattina seguente. Non lo rimproverò. Lo abbracciò soltanto, un abbraccio che diceva “bentornato alla vita”.
Allontanandosi dal commissariato, Enzo si guardò indietro. Non sapeva cosa sarebbe successo a Cadu e agli altri. Ma sapeva di essere stato nelle profondità dell’inferno e di essere, per un pelo, scampato. Le acque rubate potevano sembrare dolci per un istante, ma il sapore che lasciavano era quello della morte. E lui, ora, aveva solo sete della fonte della vita.
(Realizzato con IA)
Questo racconto fa parte del mio libro Saggezza Quotidiana






