La saggezza ha fabbricato la sua casa, ha lavorato le sue colonne in numero di sette … asciate, sciocchi, la stoltezza e vivrete; camminate per la via dell’intelligenza! Proverbi 9:1,6
Il “luogo più alto” della città, per giovani come Enzo, era il cavalcavia sulla linea ferroviaria. Era lì che la vita accadeva, o meglio, dove la vita veniva sprecata. Tra graffiti e il rumore dei vagoni, passavano i pomeriggi, senza meta, nutrendosi di noia e di sogni vuoti di denaro facile. Enzo, a diciassette anni, sentiva un disagio, un desiderio di qualcosa di più, ma l’inerzia del gruppo lo teneva prigioniero. Era il “semplice”, l’“ingenuo”, che fluttuava senza direzione.
L’invito arrivò in modo inaspettato. Non da un angelo, ma da una “serva” sotto forma di un volantino stropicciato che trovò per terra sull’autobus. Il volantino annunciava l’inaugurazione del “Progetto Sette Pilastri”, una vecchia villa, ristrutturata da una signora che tutti conoscevano solo come signora Eliana.
Signora Eliana era la Sapienza personificata. Un’ex preside di scuola che, dopo la pensione, aveva investito tutto il suo tempo e le sue risorse per costruire la sua “casa”. I “sette pilastri” erano i laboratori che offriva: doposcuola, programmazione di computer, musica, falegnameria, inglese, educazione finanziaria e orientamento professionale. Aveva preparato il suo “banchetto”, mescolato il suo “vino” – la conoscenza, la dignità, la speranza.
“Hai bisogno di una direzione, vieni qui!”, diceva il volantino. Le parole sembrarono parlare direttamente a Enzo.
“Ci caschi, Enzo?”, lo derise il suo amico, Cadu, vedendo il volantino. “Vuoi diventare il cocco della nonnina? Noi ci arrangiamo per strada. È più veloce.”
Nonostante la derisione, una curiosità ostinata portò Enzo fino al cancello della villa. Spiò tra le sbarre. Vide giovani come lui, ma con una luce diversa negli occhi, che imparavano a riparare un computer, a suonare la chitarra. Vide la tavola imbandita. E sentì fame. Fame di qualcosa che la strada non offriva.
Con il cuore che batteva forte, entrò.
Signora Eliana lo accolse con un sorriso che non era di pietà, ma di aspettativa. “Ti stavamo aspettando,” disse lei, come se fosse la cosa più naturale del mondo. “C’è un posto per te.”
Enzo iniziò dal laboratorio di falegnameria. Le sue mani, prima abituate a tenere bombolette spray, impararono a maneggiare la pialla e lo scalpello. Scoprì la gioia di trasformare un pezzo di legno grezzo in qualcosa di utile e bello. Stava mangiando del “pane” della creazione, dello scopo.
Poi, andò al corso di programmazione. La sua mente, prima anestetizzata dalla noia, si accese con la logica e la creatività del codice. Stava bevendo del “vino” della conoscenza, della possibilità.
La trasformazione non fu solo esteriore. Parlando con signora Eliana e gli altri mentori, imparò la responsabilità, l’integrità e la visione del futuro. Stava abbandonando la “stoltezza” della vita senza meta.
Mesi dopo, Cadu lo incontrò all’uscita del progetto. Enzo portava uno sgabello di legno che aveva costruito lui stesso, un regalo per sua madre.
“Stai ancora perdendo tempo lì, amico?”, chiese Cadu, ma la sua voce aveva meno derisione e più curiosità.
Enzo guardò le proprie mani, ora con piccoli calli da lavoro. Guardò lo sgabello, un simbolo della sua trasformazione.
“Non sto perdendo tempo, Cadu,” rispose, con una calma che prima non possedeva. “Sto guadagnandomi la vita.”
Aveva accettato l’invito. Si era seduto alla tavola della Sapienza e, per la prima volta, si sentiva veramente nutrito. La vita, con tutte le sue possibilità, stava appena iniziando.
(Realizzato con IA)
Questo racconto fa parte del mio libro Saggezza Quotidiana


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