martedì 6 gennaio 2026

Le Corde Invisibili

Infatti le vie dell’uomo stanno davanti agli occhi del Signore, egli osserva tutti i suoi sentieri. L’empio sarà preso nelle proprie iniquità, tenuto stretto dalle funi del suo peccato. Egli morirà per mancanza di correzione, andrà vacillando per la grandezza della sua follia. Proverbi 5:21-23

Il deputato Armando Bastos si muoveva nel mondo con la sicurezza di un uomo che non lasciava tracce. Era un maestro nell’arte della doppia vita. In pubblico, era il difensore della famiglia e dei buoni costumi, la sua immagine accuratamente coltivata in discorsi infuocati e foto con la moglie sorridente. In segreto, era un uomo dagli appetiti voraci: affari illeciti conclusi in stanze riservate, promesse elettorali scambiate con favori, e un appartamento discreto dall’altra parte della città per incontri clandestini.

Credeva che il potere fosse il suo scudo. La sua intelligenza, la sua capacità di manipolare e di anticipare gli altri, lo rendeva, nella sua stessa mente, invisibile. Non pensava agli “occhi del Signore”; gli unici occhi che gli importavano erano quelli delle telecamere e degli elettori, e quelli sapeva come ingannarli.

Non si rendeva conto che ogni atto disonesto, ogni bugia raccontata, ogni promessa infranta, era un altro filo che veniva tessuto. Fili sottili e invisibili all’inizio, ma che, insieme, cominciavano a formare una corda spessa e resistente.

Le cose cominciarono a stringersi in modo sottile. Un assistente di fiducia, l’unico che conosceva a fondo i suoi affari, si licenziò bruscamente, adducendo “motivi personali”. Armando sentì un brivido. Aveva forse parlato troppo?

Poi, durante un’intervista radiofonica, il giornalista fece una domanda inaspettatamente specifica su un contratto gonfiato. Fu un colpo di striscio, che riuscì a deviare con la sua solita retorica, ma lo lasciò in un bagno di sudore freddo. Come era trapelata quell’informazione?

Si sentiva osservato, ma non c’era nessuno. Era come se l’universo stesso stesse cospirando per esporre i suoi segreti. Cominciò a vedere minacce ovunque. Divenne paranoico, rivedendo le sue conversazioni, controllando i suoi estratti conto, diffidando della sua stessa ombra. L’uomo che si credeva libero era, in realtà, un prigioniero della paura.

Il nodo finale fu stretto non da un nemico politico, ma dalle sue stesse azioni. Nella fretta di coprire una delle sue relazioni, usò il cellulare personale per inviare un messaggio che avrebbe dovuto essere cancellato. Si dimenticò che il dispositivo era sincronizzato con il tablet di famiglia.

Quella notte, sua moglie, aiutando il figlio con una ricerca scolastica, aprì la cronologia dei messaggi e vide tutto. La corda, tessuta da mesi di inganno, finalmente lo imprigionò.

La rovina non fu uno scandalo pubblico immediato. Fu il silenzio glaciale di sua moglie. Fu lo sguardo di delusione di suo figlio. Fu il crollo della sua vita familiare, l’unico pilastro che, segretamente, ancora valorizzava. Il suo mondo, che sembrava così solido, era una farsa tenuta insieme da bugie che ora si stavano disfacendo.

Seduto nel suo sontuoso ufficio, guardò fuori dalla finestra la città illuminata. Si era sempre sentito al di sopra di tutto ciò. Ora, si sentiva schiacciato. Non era stato distrutto da un’indagine o da un avversario. Era stato trattenuto dalle sue stesse malvagità. Ogni scelta sbagliata, ogni sentiero errato, era diventato un filo nella corda che ora lo soffocava.

Morì senza istruzione, come dice il proverbio. Morì alla vita che conosceva, non per mancanza di intelligenza, ma per eccesso di follia. La follia di credere di poter vivere nell’ombra, dimenticando che ci sono occhi che vedono tutto, e che, alla fine, ogni uomo è prigioniero delle corde che lui stesso tesse.

(Realizzato con IA)

Questo racconto fa parte del mio libro Saggezza Quotidiana

https://books2read.com/u/mqLxkZ

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