
Bevi l’acqua della tua cisterna, l’acqua viva del tuo pozzo. Sia benedetta la tua fonte, e trova gioia nella sposa della tua gioventù. Cerva d’amore, capriola di grazia, le sue carezze t’inebrino in ogni tempo, e sii sempre rapito nell’affetto suo. Proverbi 5:15, 18-19
Il silenzio al tavolo da pranzo di Vagner e Sabrina era più rumoroso di qualsiasi discussione. Tra loro, c’era un abisso di routine e stanchezza. Le conversazioni, un tempo piene di sogni e risate, ora si riassumevano in resoconti sull’esecuzione dei compiti quotidiani.
Vagner, un ingegnere oberato di lavoro, trovava rifugio negli straordinari in ufficio. Sabrina, che aveva messo in pausa la sua carriera di designer per prendersi cura dei figli, trovava consolazione nelle conversazioni dei suoi gruppi online di mamme. Entrambi erano assetati, ma cercavano acqua in fonti lontane. Le loro fonti, un tempo limpide e zampillanti, stavano diventando torbide per la negligenza.
La crisi silenziosa raggiunse l’apice un venerdì sera. Vagner arrivò tardi, ancora una volta, e trovò Sabrina addormentata sul divano, il cellulare caduto al suo fianco. La guardò. Vide le linee di stanchezza sul suo viso; la stessa donna di cui si era innamorato all’università aveva perso il suo splendore sotto il peso del quotidiano. E sentì una fitta di colpa. Non era stato giusto.
Il giorno seguente, cancellò i suoi impegni e fece qualcosa che non faceva da anni. Invitò Sabrina a prendere un caffè, solo loro due.
“Sento che stiamo diventando soci, non una coppia,” confessò, la vulnerabilità nella sua voce che sorprese entrambi. “Sono stanco, Sabrina. Ma soprattutto, ho sete. Sete di quello che avevamo.”
Sabrina lo guardò, e le barriere che aveva costruito nel suo cuore cominciarono a crollare. “Anch’io, Vagner. Anch’io.”
Quel giorno, presero una decisione. Decisero di “bere l’acqua della propria cisterna”.
Iniziarono con piccoli gesti. Vagner cominciò a lasciare il lavoro in orario, rifiutando la cultura dell’eccesso che lo allontanava da casa. La prima sera in cui arrivò per cena fu strana, quasi formale. Ma poi, iniziò a chiederle della sua giornata, non dei compiti, ma dei suoi sentimenti.
Sabrina, a sua volta, si sforzò di vedere Vagner non solo come colui che provvedeva, ma come l’uomo che amava. Gli inviò un messaggio a metà giornata, non con una lista della spesa, ma con una vecchia foto di loro due, all’inizio della loro relazione, con la didascalia: “Mi sono ricordata di noi.”
Dichiararono una “zona senza schermi” dopo le nove di sera. Invece di perdersi nei loro mondi digitali, si sedevano in veranda. All’inizio, il silenzio era scomodo. Ma poi, cominciarono a parlare. Di paure, di sogni, delle cose divertenti che avevano fatto i bambini. La sorgente che sembrava prosciugata ricominciò a zampillare.
Il punto di svolta fu sottile. Una sera, Vagner era frustrato per un problema al lavoro. Il suo primo istinto fu quello di isolarsi, rimuginando sulla rabbia. Invece, condivise il problema con Sabrina. Lei non gli diede una soluzione tecnica, ma lo ascoltò con un’empatia che calmò la sua anima. Il suo seno, il suo abbraccio, erano la fonte di un conforto che lo appagava in ogni momento. Si sentiva attratto non solo dal suo corpo, ma dal rifugio che lei rappresentava.
Il loro amore non era più l’amore frenetico della gioventù, ma qualcosa di più profondo, più resiliente. Era un amore annaffiato dalla scelta quotidiana di rivolgersi l’uno all’altra.
Alcuni mesi dopo, un collega di lavoro, appena divorziato, si sfogò con Vagner. “La passione è finita, amico. È diventata routine. Sono andato a cercare fuori quello che non avevo più in casa.”
Vagner guardò l’amico con una compassione nata dall’esperienza. Pensò a quanto fosse stato vicino a quello stesso abisso.
“Il problema,” disse Vagner, con una saggezza che non sapeva di possedere, “è che passiamo la vita a cercare fonti nuove, esotiche. E non ci accorgiamo che la fonte più pura, quella che placa davvero la sete, è quella che si trova già nel nostro cortile. Dobbiamo solo prendercene cura.”
Quella notte, tornando a casa, trovò Sabrina che ballava in cucina con i bambini. Lei gli sorrise da sopra la spalla dei figli, e in quel sorriso, vide la stessa donna della sua gioventù. E si sentì l’uomo più ricco del mondo, perennemente attratto dall’amore che aveva quasi lasciato prosciugare.
(Realizzato con IA)
Questo racconto fa parte del mio libro Saggezza Quotidiana
https://books2read.com/u/mqLxkZ
